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Bene la consulenza robotizzata nelle banche, ma non per i mutui

Bene la consulenza robotizzata nelle banche, ma non per i mutui
gennaio 27
09:40 2017

Quanti sarebbero disposti ad affidarsi ad un sistema robotizzato per aprire un conto corrente presso un istituto di credito o per ricevere una consulenza su un piano di investimento dei propri risparmi? Uno studio condotto da Accenture ha cercato di scoprirlo attraverso dei sondaggi realizzati in 18 paesi.

Dall’analisi delle 33 mila risposte è risultato che una buona parte degli utenti (superiore al 70% degli intervistati) sarebbe disposta ad utilizzare una procedura interamente digitale e priva di interazione “umana” per operazioni semplici come l’apertura di un nuovo conto corrente o la sottoscrizione di prodotti assicurativi. Diverso è invece l’approccio per quanto riguarda prassi più complesse, come la richiesta di un prestito o la presentazione di lamentele. In questi casi, la mediazione con un operatore in carne ed ossa è preferita da due intervistati su tre.

Secondo la ricerca, la procedura robotizzata sarebbe preferibile in virtù dei seguenti vantaggi: sarebbe più veloce rispetto alla consulenza tradizionale, meno costosa e maggiormente diretta, oggettiva ed imparziale. Inoltre, chi si esprime favorevolmente nei confronti di questa procedura artificiale ritiene che un servizio con queste caratteristiche sia in grado di proporre delle soluzioni tagliate su misura del cliente.

Lo studio ha messo inoltre in evidenza che circa un terzo degli intervistati si rivolgerebbe a piattaforme quali Amazon, Facebook e Google per usufruire di servizi bancari, un dato che dimostra come questi giganti di internet abbiano conquistato ormai la fiducia di numerosi consumatori, anche per quanto concerne l’ambito finanziario.

Infine, la ricerca ha permesso di scoprire un ulteriore dato: una buona fetta del campione analizzato sarebbe favorevole ad una condivisione dei dati sensibili con l’istituto bancario o con la compagnia assicuratrice, a patto che il servizio proposto sia meno caro e più diretto, oltre che maggiormente personalizzato. Una rinuncia alla privacy sarebbe quindi accettata solo in cambio di una elevata qualità della prestazione ricevuta, che dovrebbe inoltre includere un trattamento prioritario.

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