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Mps, le strategie e operazioni sbagliate degli ultimi anni

Mps, le strategie e operazioni sbagliate degli ultimi anni
dicembre 27
09:22 2016

Gli ultimi anni di Banca Montepaschi sono stati a dir poco difficili. Da terza banca del Paese oggi si trova a dover essere salvata dalla Stato. Scandali, processi, frodi contabili e titoli tossici. Ripercorriamo le operazioni commerciali più discutibili e le strategie più sbagliate degli ultimi anni che hanno obbligato il Governo ad intervenire per salvare la banca più antica del mondo.

Tra il 2002 e il 2005, la sottoscrizione dei derivati Santorini e Alexandria hanno generato perdite per 750 milioni.

Nel 2007, l’acquisizione di Antonveneta è costata 9 miliardi di euro. Una cifra spropositata per un istituto valutato 6,6 miliardi e che l’anno prima aveva chiuso il bilancio con un utile netto di 408 milioni di euro.

Nel 2011, Mps aveva un’eccessiva esposizione ai titoli di Stato italiani, pari a 25 miliardi di euro. Quando l’Italia si trovoò quasi in default e lo spread andò alle stelle, il valore di mercato dei bond italiani crollò e Montepaschi chiuse il bilancio con una perdita netta di 4,69 miliardi.

Nel 2012, l’istituto senese chiude il primo semestre con una perdita di 1,6 miliardi. Il Governo interverrà con i cosiddetti “Monti bond”, 3,92 miliardi di euro di obbligazioni per rafforzare il patrimonio del gruppo.

Sempre nel 2012 viene approvato un piano di ristrutturazione con un taglio di 4.600 posti di lavoro e la chiusura di 400 filiali entro il 2015.

Nel 2014, gli stress test della Bce bocciano Mps, che brucia il 40% del proprio valore di borsa nel giro di una settimana.

Sempre nel 2014, Banca Monte dei Paschi di Siena è costretta ad effettuare due aumenti di capitale. Uno da 5 miliardi di euro a giugno e un altro da 3 miliardi a ottobre.

Nel 2015, Mps chiude il bilancio con un rosso di 388 milioni. La crescita dell’economia italiana resta al di sotto della media degli altri Paesi europei. Lo stock dei prestiti deteriorati nei bilanci delle banche italiane aumenta sempre più. A soffrire maggiormente è la banca di Siena.

Nel 2016, il bilancio dei primi nove mesi è in rosso di quasi 850 milioni di euro. Il titolo in borsa ha perso l’80%  dall’inizio del 2016, toccando il nuovo minimo storico di 93 centesimi. Le sofferenze lorde raggiungono i 45 miliardi.

Il 23 dicembre 2016, il tentativo di aumento di capitale richiesto dalla Bce fallisce. Il Governo Gentiloni approva un decreto che prevede la costituzione di un maxifondo di 20 miliardi di euro che servirà a salvare le banche italiane in crisi. Mps è salva. Il resto è cronaca di questi giorni.

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