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Cosa succederà ai mutui dopo il referendum?

Cosa succederà ai mutui dopo il referendum?
dicembre 01
10:45 2016

Il dibattito sul referendum del 4 dicembre sta alimentando timori legati alla situazione politica italiana e ai mercati finanziari. La preoccupazione di tante famiglie si concentra sulle conseguenze che l’esito del referendum potrebbe portare sui mutui e sui tassi di interesse in generale.

Ai mercati finanziari non piace l’incertezza, si sa. Inevitabilmente, qualunque sia la propria intenzione di voto, con la vittoria del No si aprirebbe un periodo di instabilità politica vista la probabilità di dimissioni del Governo italiano.

Per alcuni analisti, lo scenario più pessimistico sarebbe il rischio sul futuro dell’euro e dell’Unione Europea. Non la pensa così l’Economist, che recentemente ha pubblicato un articolo in cui spiega perché gli italiani dovrebbero votare No. Secondo il settimanale britannico, le dimissioni del Premier Renzi non sarebbero la catastrofe che molti in Europa temono e l’Italia andrebbe avanti con un governo tecnico come già accaduto nel recente passato. In ogni caso, prosegue l’Economist, se la vittoria del No al referendum dovesse innescare il disfacimento dell’euro, allora sarebbe il segnale che la moneta unica non è poi così forte da scongiurare il rischio di altre distruzioni in futuro.

Di parere opposto è il Finanlcial Times, secondo cui il voto per il No causerebbe una profonda incertezza durante la creazione di un governo tecnico, prevedendo scenari negativi per la situazione delle banche italiane. Il quotidiano di Londra punta il dito in particolare su 8 istituti di credito che sarebbero a rischio di fallimento.

Cosa succederà ai mutui dopo il referendum? I tassi di interesse saliranno o rimarranno stabili indipendentemente dall’esito del voto? Qualche giorno fa il Presidente della Bce Mario Draghi, rispondendo alle domande degli Europarlamentari della commissione Affari economici al Parlamento europeo, ha rivendicato che la politica dei tassi bassi attuata fin’ora tramite il Quantitative easing, il programma d’acquisto di titoli di Stato e di aziende lanciato per superare la crisi, ha abbassato il costo di indebitamento per le aziende e le famiglie, con benefici sulle rate dei finanziamenti e dei mutui.

Il prossimo 8 dicembre il Consiglio direttivo della Banca centrale europea si riunirà per decidere se espandere il Qe oltre marzo 2017, ma sarà anche un’occasione per valutare la prossima strategia dei tassi di interesse alla luce dell’esito del referendum italiano.

Pertanto rimandiamo le previsioni dei tassi al giorno dell’incontro del Direttorio della Bce. Crediamo che, qualunque sia l’esito del referendum, non ci saranno immediati sbalzi dei tassi e quindi nessun aumento improvviso delle rate di mutuo, anche se non si può più dare per scontata una prospettiva nel lungo periodo di una stabilità dei tassi come siamo stati abituati fino ad oggi.

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